Imparare non finisce con la scuola

L’educazione digitale non ha un’età di scadenza. Imparare a usare le tecnologie serve a 15 anni come a 80, e oggi è una condizione per restare cittadini a pieno titolo.

È un principio che come associazione abbiamo ritrovato in molti dei nostri incontri. Al congresso L’innovazione tecnologica per l’educazione linguistica, tenuto a Matera nel 2024, il riferimento era l’obiettivo UNESCO di un’educazione di qualità con opportunità di apprendimento permanente per tutti.

Tutti, appunto. Anche chi la scuola l’ha lasciata da cinquant’anni.

Il divario digitale che pesa sugli anziani

Prenotare una visita, ritirare un referto, fare una videochiamata ai nipoti: quasi tutto passa ormai da uno schermo. Chi non sa usarlo resta indietro, e spesso resta solo.

Il problema è più grave per gli anziani che vivono da soli, magari in piccoli paesi o lontani dai figli. Per loro la tecnologia può essere un ostacolo in più oppure un ponte verso gli altri.

La differenza la fa la formazione. Le competenze digitali si possono imparare a ogni età, se qualcuno le insegna con pazienza, con strumenti semplici e partendo dai bisogni concreti.

La scuola che verrà guarda a tutte le età

Nell’incontro Next Generation EU: la scuola che verrà, modelli educativi a confronto abbiamo discusso di come cambierà l’istruzione dopo la pandemia. Una delle lezioni di quegli anni è chiara: il digitale non è un’aggiunta, è parte della vita quotidiana di tutti.

Già nel 2019, al convegno L’insegnante e il dirigente scolastico nella scuola dell’autonomia, parlavamo della scuola come progetto culturale per il territorio. Un territorio fatto anche di nonni, genitori anziani, persone sole.

Una scuola aperta può fare molto: corsi per adulti, studenti che fanno da tutor ai nonni, progetti tra generazioni. Sono esperienze che fanno crescere chi impara e chi insegna.

Quando la tecnologia diventa cura

Per un anziano che vive solo, la tecnologia non serve solo a imparare. Può anche proteggere.

La teleassistenza ne è l’esempio più chiaro: un pulsante al collo o al polso che, in caso di caduta o malore, mette subito in contatto con una centrale operativa o con i familiari. Esistono anche orologi che rilevano le cadute, sensori per la casa e servizi di chiamata quotidiana.

Per i figli che vivono lontano, scegliere il servizio giusto non è semplice: le offerte sono tante e diverse per costi e funzioni. Per orientarsi è utile Stanno Bene, un sito che confronta in modo chiaro i servizi di teleassistenza per genitori anziani soli.

Anche qui la formazione conta. Un dispositivo funziona davvero solo se l’anziano lo conosce, si fida e sa come usarlo.

Nessuno escluso

L’apprendimento permanente non è uno slogan. Significa dare a ogni persona, a ogni età, gli strumenti per restare autonoma, informata e in contatto con gli altri.

Scuole, università e associazioni possono fare la loro parte. Education & Training continua a crederci: la tecnologia ha senso quando non lascia indietro nessuno, nemmeno gli anziani.