UNITA’ FORMATIVA “GESTIONE DEL DISAGIO PSICOLOGICO E DEL DISORIENTAMENTO DEI BAMBINI E DEI PREADOLESCENTI AI TEMPI DEL CORONAVIRUS (ANSIA, SOLITUDINE, CONFLITTI, ISOLAMENTO ECC.)”
N.25 ORE
(INFANZIA, PRIMARIA, SECONDARIA DI PRIMO GRADO)
(N.9 ORE IN PRESENZA ON LINE E N.16 ORE TRA FAD – RIELABORAZIONE E RESTITUZIONE)
La pandemia COVID-19 e le misure restrittive per il contenimento dell’infezione (lockdown, chiusura delle scuole, distanziamento sociale – rinominato successivamente dalla WHO come “distanziamento fisico”) hanno rivoluzionato la vita dei bambini e adolescenti, e ancora per qualche tempo continuerà a essere necessaria una distorsione/modifica di abitudini, ritmi, assetti di vita. L’assenza di attività scolastiche, ricreative, ludiche e sportive ha costretto alla permanenza forzata in casa di migliaia di ragazzi e ragazze, con ripercussioni ancora difficilmente quantificabili. A ciò si è aggiunta la riduzione di attività ambulatoriali e consulenziali dedicate ai minori con malattie croniche o con malattie acute non-COVID-19 (Praticò, 2020). Che impatto ha avuto – e ha – sullo sviluppo psicologico infantile l’isolamento dei bambini e delle loro famiglie dovuto al lockdown? Ce lo siamo chiesti anche noi di DoRS, insieme ad altri, tra ricercatori, studiosi, professionisti sanitari, ecc. di cui abbiamo provato a raccogliere e sintetizzare ipotesi/risultati di ricerca, riflessioni/considerazioni emerse e condivise dalla comunità scientifica, ed eventuali indicazioni di interventi/strategie di intervento preventivo, protettivo, supportivo. Già negli anni ’60 – ’70 lo psicologo E. Erikson evidenziava che la costruzione dell’identità in età infantile è influenzata da fattori psicosociali quali abitudini familiari, comportamenti ripetitivi, che sanciscono l’appartenenza e la condivisione e aiutano ad attraversare in maniera “sana” le fasi evolutive e i problemi connessi (Cerniglia L, Cimino S, Ammaniti M, 2020). La pandemia ha fatto “saltare” regole prestabilite e schemi consueti. Quarantena e distanziamento sociale – misure di protezione dalla pandemia di covid 19 – hanno rappresentato potenziali fonti di stress per i bambini, proprio a causa del perdurare di cambiamenti repentini e prolungati nei ritmi quotidiani di vita familiare e scolastica (perdita di routine, riduzione delle possibilità educative e ludico/esplorative all’aperto, ecc) e del “respirare” un clima di ansia/paura e incertezza per il futuro (Sansavini A, Trombini E, Guarini A, 2020). Le caratteristiche della pandemia hanno comportato la messa in atto di misure necessarie e drastiche per il suo contenimento, che hanno coinvolto tutta la popolazione: per le sue caratteristiche di “novità”, “gravità” e “ampiezza” è difficile prevedere le effettive conseguenze sulla salute mentale dei bambini e degli adolescenti, sia nell’immediato che in futuro. Ma possiamo tracciare uno scenario a partire dai risultati di ricerche svolte durante precedenti situazioni di crisi/emergenza sanitaria e di recenti indagini.
Il Recente Rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità sulla promozione della salute mentale infantile in tempo di covid-19 (ISS, 2020) ha raccolto le evidenze scientifiche sul tema, le quali si riferiscono a situazioni solo parzialmente sovrapponibili all’emergenza italiana attuale e sono comunque limitate per quanto riguarda l’età evolutiva: tuttavia si evince chiaramente l’esistenza di un rischio per la salute fisica e mentale per alcune fasce di popolazione, tra cui bambini e adolescenti (non necessariamente affetti da pre-esistenti difficoltà adattive), dovuti a fattori stressogeni quali l’isolamento in ambiente domestico, la chiusura prolungata della scuola, la mancanza di contatti fisici tra pari. Alcuni dati derivano dalla ricerca del COVID-19 International Behavioral Science Working Group dell’Università di Harvard (task force mondiale di esperti di scienze comportamentali: https://gking.harvard.edu/covid-italy) realizzata a marzo e aprile scorsi, che ha coinvolto un campione di 3.453 individui attraverso dei questionari: per l’Italia hanno partecipato l’ospedale pediatrico Gaslini e l’università degli Studi di Genova con il duplice obiettivo di monitorare lo stato psicologico di bambini e famiglie e individuare precocemente le eventuali situazioni di criticità a livello psichico e comportamentale al fine di intervenire precocemente con interventi di supporto (colloqui e video-colloqui). A fronte di una minore vulnerabilità clinica al virus da parte dei bambini, …<> (http://www.gaslini.org/wp-content/uploads/2020/06/Indagine-Irccs-Gaslini.pdf, pag. 2)
Dall’analisi dei dati preliminari relativi alle famiglie italiane con figli minori di 18 anni a carico (3.251 questionari), pubblicati a giugno 2020, è emerso che:
– nel 65% e nel 71% dei bambini con età rispettivamente minore o maggiore di 6 anni sono insorte problematiche comportamentali e sintomi di regressione;
– nei bambini al di sotto dei 6 anni i disturbi più frequenti sono stati l’aumento dell’irritabilità, disturbi del sonno e disturbi d’ansia (inquietudine, ansia da separazione);
– nei bambini e adolescenti di età compresa tra 6 e 18 anni i disturbi più frequenti hanno interessato la “componente somatica” (disturbi d’ansia e somatoformi come la sensazione di mancanza d’aria) e i disturbi del sonno (difficoltà di addormentamento, difficoltà di risveglio per iniziare le lezioni per via telematica a casa).
L’indagine ha inoltre rilevato:
– una correlazione statisticamente significativa tra il livello di gravità dei comportamenti disfunzionali dei bambini/ragazzi e il grado di malessere “circostanziale” dei genitori: all’aumentare di sintomi o comportamenti derivanti dalla condizione stressogena “Covid” nei genitori (disturbi d’ansia, dell’umore, disturbi del sonno, consumo di farmaci ansiolitici e ipnotici), aumentavano i disturbi comportamentali e della sfera emotiva nei bambini e negli adolescenti, indipendentemente dalla pregressa presenza di disturbi psichici nei genitori;
– un aumento di malessere psichico dei genitori legato alla “condizione Covid” significativamente più frequente e intenso nelle famiglie al cui interno erano presenti sia persone anziane sia bambini.
I dati evidenziano chiaramente come la situazione di confinamento abbia determinato una condizione di stress notevolmente diffusa con ripercussioni significative a livello di salute fisica e psichica di genitori e figli, a cui l’ospedale Gaslini ha cercato di rispondere con un aiuto immediato nella fase acuta, anche al fine di ridurre i rischi di sintomi post-traumatici perduranti nel tempo: analogamente alle ricerche internazionali, arriva un forte monito alla necessità di intervenire tempestivamente in un’ottica preventiva e supportiva.
Un’altra interessante indagine (Mangiavacchi L. et al, 2020) ha riguardato l’Italia, coinvolgendo 5133 bambini minori di 16 anni e i loro genitori, e si è svolta parallelamente in Spagna, Francia, Germania e Austria, tra aprile e maggio 2020, a cura di varie università (per l’Italia, l’Università di Perugia): l’obiettivo era valutare l’impatto del lockdown sul processo di apprendimento dei bambini, sulla capacità dei genitori di conciliare l’attività lavorativa con le responsabilità familiari, e – specificamente per l’Italia – sull’uso del tempo dei bambini e sull’andamento della didattica a distanza, da cui si rileva che: la qualità dell’uso del tempo dei bambini varia in base alle caratteristiche dei genitori (ad esempio il tempo impiegato leggendo o ascoltando storie aumenta con il livello di istruzione) esistono molte differenze nel tempo dedicato alle attività che favoriscono lo sviluppo cognitivo, come scuola, studio, attività extrascolastiche e lettura, in base alla fascia di età (il 70% dei genitori dei bambini della scuola dell’infanzia erano più preoccupati del processo di apprendimento dei loro figli, giudicando insufficiente il loro apprendimento durante il lockdown; la percentuale scende al 48% per i bambini della scuola primaria, e al 20% per i ragazzi delle scuole medie e superiori). Inoltre, viene confermata l’elevata correlazione dei risultati scolastici con il livello di istruzione e la condizione socio-economica dei genitori, che si riflette nella variabilità del tempo dedicato alla lettura, e che in ultima analisi si traduce in un concreto rischio di aumento della disuguaglianza e povertà educativa.
STRATEGIE PER AIUTARE LE FAMIGLIE AD AVERE CURA E PROTEGGERE I PROPRI FIGLI
Alle raccomandazioni per i politici e i decisori si affiancano iniziative, proposte e strategie di intervento per la comunità, in particolare per le famiglie, soprattutto quelle più “fragili”.
Da varie ricerche (Cerniglia L, Cimino S, Ammaniti M, 2020) emerge che la competenza genitoriale rappresenta un fattore protettivo importante: l’atteggiamento protettivo e supportivo dei genitori gioca infatti un ruolo decisivo nel modulare le reazioni emotive dei figli legate allo stress (Cerniglia, Cimino, Ammaniti, 2020).
Per promuovere e supportare il ruolo dei genitori – ma anche di figure di riferimento quali educatori, insegnanti, ecc – è necessario il coinvolgimento dei professionisti impegnati sul territorio nella promozione della salute e in ambito pediatrico, psicologico e neuropsichiatrico, in collaborazione con la scuola, senza dimenticare le altre realtà territoriali quali il terzo settore, gli enti locali, ecc. in un’ottica multisettoriale e integrata.
Ma quali sono le strategie più adeguate per poter intervenire in modo mirato in ambito educativo, sociale e sanitario al fine di garantire il massimo supporto allo sviluppo psichico in età evolutiva?
Il già citato Rapporto ISS sull’ “appropriato sostegno della salute mentale nei minori di età durante la pandemia COVID 19” ha “distillato” criteri, caratteristiche, ambiti degli interventi di promozione della salute mentale di bambini e adolescenti in tempo di covid-19, a partire da ricerche, studi, evidenze scientifiche, buone prassi.
Le caratteristiche necessarie degli interventi:
• devono essere efficaci, tempestivi, rimodulabili nell’immediato e a lungo termine (11), per evitare di amplificare le disuguaglianze sociali
• devono essere mirati ai bisogni e alle caratteristiche delle specifiche fasce di età
• devono essere progettati e attuati in una cornice inter-istituzionale e interprofessionale solida e coordinata, che includa tutte le figure coinvolte nella cura e nello sviluppo dei bambini e degli adolescenti
• devono favorire la partecipazione attiva e propositiva di famiglie e ragazzi, (13 – 17)
Le azioni raccomandate:
• Garantire supporto ai caregiver/genitori, affinchè possano aiutare i propri figli a sviluppare consapevolezza ed elaborare le emozioni, prestando attenzione ai linguaggi età-specifici e tipologia-specifici (anche in riferimento alle diverse disabilità)
• Ricostruire abitudini/ritmi e promuovere attività e stili di vita equilibrati, valorizzando le autonomie, prestando specifica attenzione per l’età adolescenziale in cui la promozione di attività e di stili di vita equilibrati deve avvenire senza imposizioni e direttive, più spesso contrastate dall’adolescente
• Rinforzare o predisporre interventi utili a garantire un sistema flessibile e maturo per promuovere e garantire la didattica e l’educazione dei minori, prevedendo una formazione ad hoc per tutte le persone coinvolte nella predisposizione e attuazione di attività educative (ad esempio didattica a distanza, metodologie innovative di promozione del protagonismo, abilità comunicative e relazionali, ecc)
• Rinforzare e sostenere i comportamenti di prevenzione sanitaria attraverso il tramite delle attività educative, utili per veicolare in modo estensivo e omogeneo l’abitudine alle appropriate strategie di prevenzione del contagio, colmando il gap che potrebbe essersi verificato o amplificato in questi mesi per bambini e ragazzi in situazione di vulnerabilità
• Promuovere integrazione e interdisciplinarietà valorizzando/ottimizzando le risorse locali disponibili e creando reti, per realizzare opportunità organizzate di socialità, condivisione, gioco e apprendimento per i bambini e i ragazzi e iniziative di respiro comunitario per le famiglie, in particolare per le fasce maggiormente vulnerabili a livello socio-economico.
CONCLUSIONI
Oggi, a causa della pandemia, il 99% dei bambini e degli adolescenti del mondo stanno sperimentando varie forme di limitazione della propria autonomia di movimento, compresa la sospensione della frequenza scolastica, e il 60% vive in Paesi con lockdown parziale o totale. Varie ricerche ci dicono che gli alti livelli di stress e isolamento possono influenzare lo sviluppo psico-fisico di bambini e adolescenti, anche a lungo termine, pesando maggiormente su coloro che si trovano in situazioni di povertà economica, sociale, educativa (WEForum, 2020).
Ma, parallelamente, molti studi dimostrano che quanto più precoce è l’intervento, tanto più sarà efficace nel mitigare/ridurre le conseguenze nefaste che un’esperienza traumatica avversa (denominata ACE: Adverse Child Experience) può avere sulla salute fisica e mentale dei soggetti in età evolutiva (Bauer S. 2020). In particolare, genitori e pediatri possono fare molto per ridurre le conseguenze dello stress prima che questo diventi “tossico”, rispettivamente fornendo un ambiente relazionale affettivamente sicuro e stabile, e monitorando lo sviluppo a livello sociale ed emotivo.
È fondamentale quindi mettere in atto interventi generali a supporto della salute mentale per tutta la popolazione in età evolutiva e interventi mirati per i soggetti a maggior rischio e/o in condizioni di fragilità, da rimodulare costantemente in base all’evolvere generale e locale della pandemia (WHO, 2020).
La definizione e l’attuazione degli interventi deve tenere conto delle evidenze scientifiche e buone prassi esistenti, e avvenire in una rete collaborativa tra le istituzioni sanitarie, educative, sociali, ecc e i professionisti impegnati in prima linea nella educazione, nell’assistenza e nella cura dei bambini e degli adolescenti, coinvolgendo in modo partecipativo le famiglie e gli stessi minori affinchè sviluppino/rinforzino le proprie risorse resilienti (ISS, 2020).
La DAD (didattica a distanza) offre sicuramente grandi opportunità ai ragazzi che non possono recarsi a scuola a causa del Covid-19 ma porta con sè alcune conseguenze nell’ambito piscologico che gli adolescenti hanno dovuto affrontare.
CHE IMPATTO HANNO L’ISOLAMENTO E LA DIDATTICA A DISTANZA SULLA VITA DEGLI ADOLESCENTI?
L’isolamento e la didattica a distanza hanno un impatto significativo sulla vita degli adolescenti.
Il momento della scuola e del contatto con i compagni di classe rappresenta una delle esperienze che definisce un adolescente dal punto di vista dell’identità sociale.
La didattica a distanza ha tolto il legame con il luogo fisico della classe e questo porta i ragazzi a sentirsi più soli.
Sappiamo benissimo che le relazioni online sono molto diverse da quelle faccia a faccia e questo, alla lunga, può creare un senso di disorientamento e di disagio.
Anche la loro efficacia è inferiore, perché non si riesce a creare una relazione tra docente e studente che passi attraverso la comunicazione non verbale e lo stesso vale per la classe, non si riesce a creare con la classe una relazione che supporti l’attività didattica.
DAL PUNTO DI VISTA DELL’APPRENDIMENTO QUALI SONO I LIMITI DELLA DIDATTICA A DISTANZA?
È indubbio che la didattica a distanza è diversa da quella tradizionale in presenza.
All’interno del nostro cervello ci sono dei particolare neuroni, cosiddetti neuroni specchio, che si attivano sia quando facciamo un’azione, sia quando vediamo le altre persone fare un’azione.
Questi neuroni sono fondamentali per generare questo senso di connessione automatica, di empatia, che è essenziale per qualunque relazione e in particolare nel mondo della didattica; nella relazione tra studente e docente e tra i diversi studenti, questo aspetto manca del tutto, il rischio è quindi di sperimentare delle lezioni che non riescano a creare un legame.
Un altro tipo di neuroni che vengono messi in discussione nella DAD sono i neuroni gps, che inizialmente si pensava che servissero soltanto per orientarsi nello spazio, in realtà ci si è resi conto che hanno un ruolo fondamentale nella memoria autobiografica; in pratica noi ricordiamo i luoghi e gli eventi che sono al loro interno, questa dimensione di collegamento tra le esperienze che facciamo e i luoghi dove li facciamo è fondamentale perché l’esperienza fatta venga in qualche modo integrata nella nostra identità.
Nella DAD i neuroni GPS non vengono attivati. Per questo le esperienze fatte hanno maggiore difficoltà a fissarsi nella memoria autobiografica. Il rischio è quello di passare le giornate ad ascoltare cose che dimenticheremo molto in fretta.
QUALI COMPORTAMENTI NEGLI ADOLESCENTI POSSONO INDICARE UN DISAGIO PSICOLOGICO?
I comportamenti che ci possono segnalare che siamo davanti a una situazione di disagio sono tipicamente due:
• l’isolamento sociale: molto spesso l’adolescente compie un vero atto di ritiro sociale e si rifiuta di uscire e incontrare gli amici;
• l’elevato numero di ore passate ad interagire con la tecnologia; davanti a una situazione di difficoltà, di complessità, l’adolescente preferisce chiudersi nella propria individualità piuttosto che uscire nel mondo reale e accettare le sfide della vita quotidiana.
COME POSSIAMO AIUTARE I NOSTRI FIGLI AD AFFRONTARE MEGLIO LA DIDATTICA A DISTANZA?
Possiamo aiutare i nostri figli ad affrontare la didattica a distanza grazie ad alcuni consigli pratici, il primo è ricordare loro che la didattica a distanza è una didattica formale, questo vuol dire che che si devono preparare come se dovessero andare a scuola.
Fare FAD in pigiama non è un segno di rispetto nei confronti dei compagni e dei docenti. Inoltre bisogna ricordarsi di accendere la telecamera per permettere ai docenti e ai compagni di creare una relazione con noi.
Un ultimo elemento importante è avere un luogo stabile in cui fare la formazione a distanza
CINQUE DOMANDE PER CAPIRE SE I NOSTRI FIGLI STANNO AFFRONTANDO UN DISAGIO PSICOLOGICO
1. Dal punto di vista emotivo, riteniamo che nostro figlio sia come prima o sia cambiato?
Un primo segnale che possiamo cogliere è se ci comunica, attraverso la comunicazione non verbale, disagio psicologico, ansia, stress o depressione e tende a limitare le proprie attività.
2. Quanto tempo passa davanti alla tecnologia? Al termine della DAD rimane attaccato ancora a lungo?
Se ci accorgiamo che passa buona parte della giornata davanti alla tecnologia dobbiamo incominciare a proporgli delle attività alternative che lo distolgano da questa relazione quasi simbiotica con la tecnologia.
3. Ha relazioni sociali? Incontra e frequenta altre persone? Se lo fa, lo fa soltanto online o anche faccia a faccia? Non avere relazioni faccia a faccia anche è un segnale importante.
4. Quante attività svolge fuori casa? Un segnale di depressione è che nostro figlio rimanga seduto sul divano per gran parte della giornata senza fare attività e senza uscire.
5. Quanta attività svolge in casa? Aiuta nelle attività quotidiane e sistema le cose in casa?
Un altro elemento che può segnalare il senso di depressione o di difficoltà psicologica è che nostro figlio non dia nessuna forma di aiuto, di supporto in casa, è come se fosse assente nelle attività quotidiane.
FINALITA’ DEL CORSO
Migliorare la relazione didattica e, quindi, l’apprendimento, significa far diventare oggetto di riflessione l’orizzonte che include la relazione alunno- insegnante.
Per questi motivi la finalità del corso che proponiamo è quella di sviluppare capacità di essere:
– ricercatori, osservatori e attori dei fattori che sottendono la relazione n cui avviene il processo di insegnamento – apprendimento, nonché delle metodologie per il raggiungimento, mediante la loro ordinata definizione, degli obbiettivi in rapporto ai livelli di sviluppo e bisogni di ogni specifica relazione docente-alunno;
– esperti delle interazioni comunicative e relazionali che facilitano i processi informativi e di apprendimento: istruire gli insegnanti alla consapevolezza e all’uso del proprio stile comunicativo (personali risorse e limiti) per incontrare in modi differenziati le diverse tipologie di alunni, colleghi, genitori;
– collaboratori con altri docenti e con le altre eventuali figure professionali per la formulazione di obbiettivi e procedure di verifica e valutazione della relazione e dell’apprendimento;
– organizzatori di prevenzione.
Per quanto attiene la psicologia dello sviluppo, di capitale importanza dovrà essere il suo contributo nella prevenzione primaria, attraverso lo studio dei processi evolutivi in età infantile e adolescenziale, finalizzata ad evidenziare le risorse del singolo, del gruppo, della comunità scolastica atte a favorire lo sviluppo, nonché ad analizzare gli indici di disagio, disadattamento ed insuccesso, per collaborare con gli operatori scolastici ed extrascolastici alla eliminazione o all’attenuazione delle situazioni di emarginazione.
OBIETTIVI
• Riconoscere i segnali del disagio psicologico e acquisire le strategie funzionali alla gestione della persona e del gruppo di appartenenza.
• Aumentare negli insegnanti la consapevolezza dei comportamenti e degli stili comunicativi che essi adottano con i loro allievi allo scopo di valutarne l’opportunità e l’efficacia;
• Sostenerli nella realizzazione di progetti e interventi da attuare in collaborazione con enti e istituzioni (famiglia, colleghi, assistenti sociali,ecc.):
Calendario delle attività
11 maggio 2021
16.00/19.00
Seminario introduttivo
A cura della prof.ssa Angela Costabile (Unical) e del Dr. Francesco Craig (Unical)
17 maggio 2021
16.00/19.00
Laboratorio infanzia e primaria
A cura della dr.ssa Maria Giuseppina Bartolo (Unical)
18 maggio 2021
16.00/19.00
Laboratorio I grado
A cura della prof.ssa Angela Costabile (Unical)
Tutte le attività di verifica saranno effettuate attraverso la piattaforma educationtraining.it attraverso una documentazione generativa. Per rendere generativa la documentazione e per far comprendere ciò che si sta documentando, gli aspetti salienti e i punti più importanti di un’attività saranno trasformati in unità informative, così da rendere visibile all’esterno le capacità progettuali del docente, dei docenti e, infine, della scuola.
Lezioni
- 1 Section
- 3 Lessons
- 10 Weeks
- 4
- 2.1U.F. “GESTIONE DEL DISAGIO PSICOLOGICO E DEL DISORIENTAMENTO – SEMINARIO INTRODUTTIVO3 Hours
- 2.2U.F. “GESTIONE DEL DISAGIO PSICOLOGICO E DEL DISORIENTAMENTO – LABORATORIO INFANZIA E PRIMARIA3 Hours
- 2.3U.F. “GESTIONE DEL DISAGIO PSICOLOGICO E DEL DISORIENTAMENTO – LABORATORIO SEC. I GRADO3 Hours
- 2.4RIELABORAZIONE E RESTITUZIONE8 Weeks