UNITA’ FORMATIVA “IO NON MI PERDO”
ANALISI E PROBLEMATICHE PEDAGOGICHE per il contrasto alla dispersione e all’insuccesso formativo
N.25 ORE
(N.6 ORE IN PRESENZA ON LINE E N.19 ORE TRA FAD – RIELABORAZIONE E RESTITUZIONE)
Tale Percorso formativo è stato pensato con l’intento di sostenere l’Istituzione scolastica nel suo complesso compito educativo e formativo, nella sua generalità, ma con particolare riferimento all’attuale situazione emergenziale al fine di analizzare e risolvere le problematiche socio psico pedagogiche connesse all’attivazione della modalità di “Didattica a Distanza” prevista per non fermare la scuola e per tentare che la stessa prosegua la sua attività cercando di raggiungere il maggior numero di utenza.
In tale contesto appare ancor più rilevante la necessità di contrastare il fenomeno della dispersione scolastica e dell’insuccesso formativo, con particolare riferimento a bambini e ragazzi con maggiori difficoltà.
Prestando particolare attenzione alla relazione empatica della dimensione formativa di tale innovativa metodologia della scuola pubblica italiana.
L’intero respiro progettuale è finalizzato a favorire ogni possibile strategia che garantisca l’inclusione ed il successo formativo-relazionale di tutti gli studenti, sempre con particolare riferimento a quegli alunni che già presentavano bisogni educativi speciali.
Le finalità sono di:
– consolidare, migliorare ed innovare la progettualità e le metodologie di intervento educativo nell’ambito della DIDATTICA A DISTANZA per garantire l’integrazione e l’inclusione;
– attivare strategie psico-educative nell’ottica di un “sostegno diffuso e condiviso” tra i diversi soggetti coinvolti nei percorsi educativi favorendo la circolazione delle “buone pratiche educative”;
– supportare i percorsi di continuità verticale (progettazione e accoglienza per alunni in ingresso e supporto al passaggio a scuola di grado superiore);
– incentivare e valorizzare il lavoro di rete con le diverse realtà e servizi già presenti nelle scuole e nel territorio.
Piano didattico
1- Processi per l’inclusione ed esclusione scolastica e sociale
2- Metodologia di didattica a distanza per l’inclusione scolastica e per garantire il successo empatico, relazionale formativo
3- Progettazione e valutazione dei processi formativi nei contesti a rischio di dispersione scolastica
4- Esperienze e buone prassi di azioni di contrasto e prevenzione alla dispersione scolastica
5- Workshop “Rielaborazione dell’esperienza sul campo”
Un gioco didattico, una “simulazione manageriale”, un training non convenzionale che, con modalità coinvolgenti e semplici, permetterà di riprodurre le dinamiche e le logiche di uno specifico scenario economico, quello del made in Italy.
Le attività progettate saranno fruite in modalità blended, ossia parte in presenza – presso la scuola o l’Ente che erogherà la formazione – e parte a distanza – su apposite piattaforme.
Premessa
Le attività di didattica a distanza saranno pensate come se si realizzassero in un aula, un aula intesa come un luogo logico che travalica il virtuale e diventa dimensione empatica relazionale condivisa e collaborativa.
Parimenti, in tale accezione, le attività sono da intendersi tutte attività di laboratori creativo e relazionale che avranno come base la promozione del senso di appartenenza e di responsabilità. Canalizzai nell’alveo del rispetto del nuovo e già definito sistema di regole.
Gli studenti saranno guidati in un precorso di crescita che li vedrà protagonisti di un cambiamento motivazionale soprattutto verso lo studio e verso una riprogettazione del loro futuro.
Gli insegnanti saranno guidati all’acquisizione di competenze che potranno utilizzare con i propri studenti, per far acquisire oltre a competenze tecniche di settore soprattutto competenze trasversali, su come lavorare in team, sul time management, sulla divisione di ruoli e compiti da svolgere, acquisendo anche flessibilità nel comportamento e nella gestione delle relazioni per la creazione di un clima empatico, favorevole all’apprendimento autentico.
METODOLOGIE DIDATTICHE
1- L’arte di diventare una squadra: le competenze di team building e creatività
In queste poche parole, è racchiuso il significato più profondo del lavoro di squadra: un individuo può avere dei limiti che vengono superati dalla collaborazione con altre persone, condividendo lo stesso obiettivo.
L’espressione team building è molto diffusa, specialmente in ambito aziendale, dove sono estremamente rilevanti la coesione del gruppo e la condivisione delle competenze. In inglese significa costruire una squadra, dove “costruire” rappresenta il nocciolo del problema: scegliere un numero più o meno ampio di persone da far collaborare è diverso dal far sentire queste persone una squadra. Eppure è un’esigenza e, insieme, un valore aggiunto, sperimentabile non solo nel mondo del lavoro, ma anche in famiglia e a scuola. Per questo è necessario lavorare su coesione, fiducia, motivazione ed autostima.
Il team building si può allenare, sin da piccoli. Non esistono persone incapaci di lavorare in squadra, per caratteristiche fisiche o mentali: bisogna però attivare i giusti canali, di comunicazione e motivazione, per creare il network di esperienze, mettendo in contatto tutti i membri del gruppo.
Serve lavorare in questo modo all’interno di una famiglia? Assolutamente sì! Sentirsi squadra non mette al riparo dalle difficoltà, ma aiuta a reagire agli imprevisti con maggior reattività (divenendo resilienti) e una capacità di problem solving.
Per fare questo, bisogna imparare a non temere il giudizio degli altri e mettersi in ascolto, senza pregiudizi. Perché la squadra funzioni, servono tempo e volontà di cambiare, in meglio. Il leader in questo senso ha un ruolo fondamentale perché motiva la squadra e ricorda l’obiettivo comune, valorizzando i talenti di ciascuno. Pensiamoci: non è il compito fisiologico di ogni mamma e papà?
E voi, siete una squadra?
Ecco un elenco di domande chiave per capire se ragionate da singoli o come una squadra; rispondete ascoltando il cuore: è il modo migliore per capire su quali punti lavorare.
Come reagite di fronte a un problema?
Vi chiudete in voi stessi?
Sapete lodare i risultati ottenuti dai bambini senza eccessi, in modo costruttivo?
Riuscite a darvi degli obiettivi sfidanti ma raggiungibili?
Conoscete punti di forza e debolezza di ciascun membro della famiglia?
Riuscite a supportarvi per esaltare le forze e coprire le debolezze?
Saper stare in gruppo porta degli indiscutibili vantaggi. Lo spirito di collaborazione può essere incoraggiato sin da piccoli, tra la fine della scuola dell’infanzia e l’ingresso alla primaria. Come sempre, ogni bambino ha i suoi tempi e non va forzato: è compito del genitore capire e rispettare i ritmi del figlio. Riflettiamo su ciò che ci accade: a volte noi per primi sentiamo che il senso di appartenenza ci viene imposto, che dobbiamo fare cose per essere etichettati come “bravi genitori”. Ecco, dobbiamo pensarla come leader: imparare a superare gli schemi ed i pregiudizi e lavorare per il bene comune della squadra, trovando il nostro obiettivo, tralasciando quelli imposti dalla società. Non è così difficile, vero?
Essere sempre un valido esempio: se noi per primi ci adoperiamo per essere socialmente attivi, collaborando, aiutando, diamo un messaggio molto più forte delle semplici dichiarazioni di intenti. E i bambini, in questo modo, imparano sicuramente più in fretta;
Responsabilizzare: ciascuno può fare qualcosa per il bene della squadra; bastano piccole attività da svolgere in autonomia per educare alla cooperazione.
Valorizzare i meriti e i talenti di ciascuno: per lavorare bene con gli altri, serve aver fiducia in se stessi. Un genitore può aumentare l’autostima dei bambini, lasciandolo sperimentare e sbagliare, sostenendolo nei possibili fallimenti ed incoraggiandolo a riprovare.
Più in generale, un gruppo che funziona ha un alto tasso di intelligenza emotiva, utile non solo ad empatizzare, ma anche ad accettare un sistema di regole condivise. In questo, gioca un ruolo fondamentale lo stile di comunicazione: messaggi chiari, non ambivalenti, decisi, sempre mettendosi nei panni del destinatario.
Finalità:
• Promuovere negli alunni la socializzazione, la collaborazione, il confronto di idee.
• Promuovere il confronto con culture diverse dalla propria.
• Sollecitare l’organizzazione autonoma di ciascun allievo e una comunicazione efficace.
• Sviluppare le attitudini progettuali e le abilità operative.
• favorire un atteggiamento interrogativo verso la realtà e una motivazione alla ricerca partendo dal proprio vissuto personale.
• Integrare le conoscenze disciplinari con conoscenze interdisciplinari.
• Ampliare le conoscenze del territorio e delle tradizioni alimentari locali
• Sviluppare la capacità di confrontare.
• Imparare ad osservare, raccogliere dati e rielaborarli, anche con conoscenze di tipo statistico, creando tabelle e grafici.
• Utilizzare il computer per produzioni multimediali.
Referente del Modulo
Prof. Giuseppe Spadafora (Ordinario Didattica speciale e dell’inclusione)
Lezioni
- 2 Sections
- 3 Lessons
- 10 Weeks